Usa: solo il 2,7% dei rifugiati autorizzati è cristiano

RifugiatiLo rivelano i dati ufficiali, quelli diffusi dall’AcljAmerican Center for Law and Justice in uno studio pubblicato nel giugno scorso: dei 16.892 rifugiati, provenienti dall’Iraq e dalla Siria ed autorizzati ad entrare negli Stati Uniti tra il primo gennaio 2015 ed il 31 maggio 2016, il 97,3% è musulmano e solo il 2,7% è cristiano.

I dati, forniti da una fonte ufficiale, il Refugee Processing Center, sono chiari: dall’Iraq sono giunti 11.086 profughi islamici e solo 433 cristiani; dalla Siria, invece, ne sono giunti 5.345 islamici e 28 cristiani. Lo stesso on. Steny Hower, democratico progressista, Whip della Minoranza della Camera dei Rappresentanti, ha precisato come in maggio su 1.000 rifugiati giunti dalla Siria, solo 2 fossero cristiani.

Nel tentativo di giustificare tali cifre, l’amministrazione Obama e la leadership democratica al Congresso continua a ripetere che gli Stati Uniti non dovrebbero prendere in considerazione la religione di un immigrato, nel decidere se concedergli o meno lo status di rifugiato. Il che è semplicemente assurdo e nettamente in contrasto col diritto internazionale e con quello americano: per entrambi, la legge definisce, infatti, «rifugiato» chi fugga dal proprio Paese «a causa di persecuzioni» dovute «alla razza, alla religione, alla nazionalità od all’appartenenza ad un particolare gruppo sociale». Lo stesso dicasi per l’Unhrc, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite: identica la definizione.

E’ evidente, pertanto, quanto decisivo sia il dato confessionale, specie in territori, come quelli dominati dall’Isis, ove ad esser sgozzati, trucidati, massacrati, torturati, violentati e sfollati sono per antonomasia i cristiani. Lo ha dichiarato candidamente lo stesso Segretario di Stato americano, John Kerry, quando nel marzo scorso ammise: «Il motivo per cui l’Isis uccide i Cristiani è perché sono Cristiani». Allora, è inutile nascondersi dietro un dito. Il fattore religioso è fondamentale per determinare chi sia realmente un rifugiato.

Resta una domanda: perché fingere il contrario? A chi ed a cosa giova?