Oltraggi blasfemi al Gay Pride di Lima: fino a quando?

FotoLima, Perù, Gay Pride: si è consumato qui lo scorso 2 luglio l’ennesimo oltraggio blasfemo alla fede cattolica. Letteralmente calpestati i sentimenti più intimi dei 1.254 milioni di fedeli di tutto il mondo, senza che nessuno abbia avuto alcunché da eccepire, nulla da ridire. Sempre pronto a strillare allo scandalo per la pur minima osservazione nei propri confronti, il mondo Lgbt se n’è guardato bene dal portar eguale rispetto verso gli altri, specie se cristiani.

Cosa è accaduto? Che una prostituta dichiarata, peraltro ex-candidata al Congresso, Ángela Villón, travestita da Vergine Maria con oltraggiose vesti traslucide e succinte, ha vergognosamente simulato una “benedizione” dei partecipanti alla manifestazione di omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali e dintorni, tra le risa sguaiate e crasse dei presenti, tra i quali – come informa l’agenzia Aci Prensa – v’erano diversi membri del Congresso peruviano: ad esempio, Carlos Bruce, rieletto nelle fila liberali del PPK-Peruanos Por el Kambio, dichiaratamente omosessuale e promotore di un progetto di legge fallito sulle “unioni civili” gay. E poi ancora Alberto de Belaúnde, Mercedes Aráoz, entrambi pure del PPK, e Marisa Glave del gruppo di sinistra Frente Amplio. Villón ha corso quest’anno alle ultime elezioni nelle fila di questo stesso partito, definendosi nello slogan «una meretrice decente, che farà del Congresso una casa d’appuntamenti rispettabile» (ovviamente i termini sono stati da noi resi più sfumati rispetto al tono ben più “popolare” utilizzato nella resa originale). Provvidenzialmente è stata bocciata dall’elettorato, benché al Gay Pride abbia riavuto gli “onori” del palco col saluto da parte di Verónika Mendoza, tra le principali promotrici della depenalizzazione dell’aborto, parlamentare ed ex-candidata alla Presidenza sempre nelle fila del Frente Amplio.

Intendiamoci, la totale assenza di rispetto per tutto e per tutti è stata generalizzata durante la marcia Lgbt: un manipolo di manifestanti, tra i quali il dirigente del Mhol, il movimento gay di Lima, Giovanni Infante, ha disobbedito alle disposizioni del Sindaco, Luis Castañeda, ed ha fatto irruzione in una zona interdetta ai partecipanti ovvero piazza San Martino, in pieno centro storico, lanciando slogan ed offese contro il primo cittadino. Tuttavia, è incomparabilmente più grave l’oltraggio alla Madre di Dio di un insulto, per quanto sgradevole, ad una carica istituzionale.

Sconcerta l’assenza di reazioni e di provvedimenti da parte delle autorità competenti nei confronti di facinorosi, cui par che sia tutto permesso. In nome di non si sa chi, non si sa che cosa e non si sa perché. Fino a quando?